25/04/2021

Tanti soci della nostra Associazione, in particolare del territorio del Delta del Po, sono da anni impegnati nello sviluppo e tutela del territorio della provincia di Rovigo. Vorrei ricordarne uno per tutti, afferma Stefano Casalini presidente di Confagricoltura Rovigo, il dott. Cirillo Brena, che negli anni cinquanta raccontava di aver vissuto e subìto direttamente l’abbassamento del terreno anche di venti centimetri all’anno per la subsidenza causata dall’estrazione del gas metano. L’abbassamento del terreno ha raggiunto punte fino a 3 metri sotto il livello del mare e le alluvioni che hanno dilaniato il nostro territorio nel 1957, nel 1960 e nel 1966 sono state causate in buona parte da questo fenomeno. Negli anni successivi sono stati spesi circa quattro miliardi di euro per ripristinare la bonifica e le arginature fluviali e marittime. Ancora oggi, ogni anno, tutti noi - cittadini e agricoltori polesani continua Casalini – a causa della subsidenza stiamo pagando circa cinque milioni di euro (mediamente 38 euro per ettaro) per l’energia elettrica necessaria ai Consorzi di Bonifica per continuare a mantenere il nostro territorio all’asciutto.

Il fenomeno della risalita del cuneo salino che nel 2006 non ha permesso l’utilizzo dell’acqua del Po a fini potabili e ha impedito l’irrigazione nel Delta è una conseguenza anche dell’abbassamento del terreno. Ancora oggi alcuni territori della nostra provincia nell’area più a sud del Delta del Po continuano pericolosamente ad abbassarsi. A Santa Giulia, nel comune di Porto Tolle, dal 1983 al 2008 il suolo si è abbassato di 50 centimetri!

Ancora una volta temi di carattere energetico vengono trattati senza considerare la delicatezza del sistema geopedologico che caratterizza la nostra provincia e in particolare il Delta del Po.

Il nostro è un territorio giovanissimo creato dal deposito dei detriti del fiume Po. È un territorio in continua evoluzione ed estrazioni di idrocarburi sia all’interno che nell’Adriatico potrebbero causare forme di subsidenza tali da riproporre l’insicurezza idraulica che abbiamo vissuto in passato. Le royalties che vengono versate allo Stato per l’estrazione di idrocarburi da parte delle compagnie private non riusciranno mai a coprire i costi che la collettività dovrà sostenere per ulteriori rifacimenti di arginature, pompe idrovore, e infrastrutture. Senza contare il continuo esborso che ogni cittadino dovrà sostenere per la bonifica del territorio.

Già nel 1999 con un decreto del Ministero dell’Ambiente e poi con la legge 179 del 2002 lo Stato italiano aveva vietato “la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi” entro le 12 miglia marine proprio per impedire che venissero effettuati nuovi investimenti estrattivi nell’Alto Adriatico. Nel decreto ministeriale si evidenziava che “al valore delle risorse metanifere si contrappone l’incomparabile valore dei beni storico culturali e naturalistico ambientali esposti a rischio (risorse fondamentali anche per il contesto socio economico lagunare)”.

In modo indipendente e volutamente slegato da qualsiasi posizione politica, il Consiglio Direttivo di Confagricoltura Rovigo, conclude il presidente Casalini, già nel 2016, in occasione del referendum del 17 aprile dello stesso anno, aveva espresso l’assoluta contrarietà a qualsiasi attività estrattiva da effettuarsi in futuro su tutto il territorio polesano e nel mare Adriatico nella porzione prospicente il Delta del Po, anche oltre le 12 miglia.

L’attenzione di Confagricoltura Rovigo è da sempre rivolta alla difesa del territorio e allo sviluppo delle imprese associate e per questo esprimiamo ancora una volta il nostro totale dissenso all’autorizzazione alle trivellazioni in Alto Adriatico inserite nel decreto ministeriale 116 del 29 marzo 2021.