02/10/2026
Gli approvvigionamenti della zootecnia italiana sono a rischio: lo segnala Assalzoo, l'associazione dei produttori di alimenti zootecnici, con un comunicato dello scorso 28 settembre. Il presidente Massimo Zanin chiede un intervento immediato delle istituzioni nazionali ed europee.
A preoccupare non è un singolo fattore, ma la loro somma: meno mais prodotto in Italia e in Europa, rotte internazionali compromesse dalla guerra, l'imminente applicazione del regolamento UE sulla deforestazione alla soia e il rincaro di energia e gasolio. Per gli allevamenti, che dipendono in larga parte da mais e farine proteiche per l'alimentazione del bestiame, il tema tocca direttamente i costi di produzione dei prossimi mesi.
Mais: meno prodotto, qualità a rischio, prezzi in salita
La campagna 2026 segna un forte calo della produzione nazionale di mais: nelle aree più colpite da siccità e alte temperature le perdite superano il 35%, anche nelle stime più ottimistiche. Il problema è europeo: il raccolto UE, atteso intorno a 61 milioni di tonnellate, è ora stimato a circa 50 milioni, uno dei livelli più bassi degli ultimi vent'anni.
Alla quantità si aggiunge la qualità. L'andamento climatico ha aumentato il rischio di micotossine, in particolare aflatossine e fumonisine, riducendo ulteriormente il mais effettivamente idoneo all'alimentazione animale.
I mercati hanno già reagito. Secondo le quotazioni della Granaria di Milano, da fine giugno il mais nazionale con caratteristiche è cresciuto di circa il 15% e la farina di estrazione di soia decorticata di oltre il 20%.
La criticità pesa in modo particolare sulle filiere DOP, dove i disciplinari vincolano origine e areale delle materie prime per l'alimentazione animale. Qui ricorrere a fonti alternative è più difficile, con possibili ricadute su alcune delle produzioni di qualità più importanti del Made in Italy.
Mercati internazionali
Proprio quando servirebbe importare di più, approvvigionarsi all'estero diventa più difficile e costoso. Il conflitto russo-ucraino e gli attacchi a porti, infrastrutture e navi stanno compromettendo le rotte cerealicole del Mar Nero, costringendo gli operatori a cercare origini e percorsi alternativi. Per un Paese strutturalmente deficitario come l'Italia, diversificare le fonti è una priorità strategica.
In questo quadro preoccupa l'imminente applicazione alla soia del Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR). L'Europa dipende in misura rilevante dalle importazioni di questa materia prima proteica. Assalzoo dichiara di condividerne gli obiettivi ambientali, ma chiede di valutare una sospensione dell'applicazione alla soia: nuovi vincoli, oggi, rischiano di restringere l'accesso ai mercati proprio quando occorre la massima diversificazione.
Le considerazioni di Confagricoltura Veneto
Confagricoltura Veneto condivide la preoccupazione espressa dall'industria mangimistica e sottolinea che la crisi colpisce due volte le imprese agricole del territorio. Da un lato i maiscoltori, che quest'anno raccolgono meno e con maggiori rischi sanitari, senza che l'aumento dei prezzi compensi davvero le perdite di resa. Dall'altro gli allevatori, che vedono salire il costo dell'alimentazione animale in una fase già segnata da energia e gasolio cari.
Il punto di fondo è la perdita di autosufficienza. Il Veneto è storicamente una delle regioni chiave per il mais, ma superfici e produzioni si sono ridotte negli anni tra siccità, piralide, micotossine e redditività insufficiente. La sicurezza degli approvvigionamenti zootecnici passa prima di tutto dal rilancio della cerealicoltura nazionale, non solo dalla ricerca di nuove fonti estere.
Per questo l'Associazione indica alcune priorità:
• Gestione dell'acqua. Senza investimenti su invasi, reti consortili e irrigazione efficiente, a partire dalla microirrigazione nei seminativi, il mais resta esposto a ogni estate siccitosa.
• Innovazione genetica. Occorre accelerare il percorso normativo europeo sulle Nuove tecniche genomiche (TEA/NGT), indispensabili per ibridi più resistenti a stress idrico e parassiti. In questa situazione di grave emergenza l’associazione propone anche di riconsiderare i “vecchi” OGM resistenti alla piralide, che importiamo ma che non possiamo produrre.
• Contratti di filiera. Accordi pluriennali tra cerealicoltori, mangimisti e allevatori, con prezzi che riconoscano qualità e salubrità, danno stabilità a entrambi i lati della filiera.
• Sostegno al reddito. L’introduzione del sostegno accoppiato al mais e misure straordinarie per gli allevamenti colpiti dal rincaro dei mangimi vanno considerati nella programmazione nazionale.
