21/09/2026
Confagricoltura Rovigo dice no alla localizzazione dello stabilimento proposto da FIR nell’area a sud del capoluogo e chiede che il procedimento autorizzativo valuti in modo completo gli effetti dell’intervento sull’agricoltura, sulla rete irrigua e sulle produzioni di qualità del Polesine.
Alla vigilia del Consiglio Comunale straordinario di giovedì 24 settembre, interamente dedicato al nuovo insediamento dell’impianto FIR per la produzione di lana minerale a Borsea, la giunta di Confagricoltura Rovigo si è riunita per un confronto sul tema, concordando sulla contrarietà al nuovo insediamento. E in una lettera indirizzata alle istituzioni provinciali e regionali, ai Comuni interessati dall’impianto e al Consorzio di bonifica Adige Po mette nero su bianco le proprie ragioni.
Il punto, si legge nella lettera, non è mettere in discussione la libertà di iniziativa economica o il diritto delle imprese a investire. «Il Polesine ha bisogno di investimenti, occupazione qualificata e infrastrutture adeguate – chiarisce Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo -. Ma ogni investimento deve essere collocato in un contesto compatibile con le attività produttive già presenti e con le caratteristiche economiche, ambientali e territoriali dell’area. Non siamo contrari all’industria e non intendiamo ostacolare l’iniziativa privata. Chiediamo però che l’agricoltura, l’irrigazione e le produzioni di qualità siano considerate per ciò che realmente rappresentano: una parte essenziale dell’economia polesana. La crescita deve essere compatibile con il territorio e deve rafforzare, non indebolire, il sistema produttivo locale».
Il territorio provinciale ha costruito nel tempo un’identità economica precisa, fondata sull'agricoltura di pianura, sulla trasformazione agroalimentare, sull'ortofrutticoltura specializzata e sui servizi connessi, compresa l'ospitalità rurale e l'agriturismo. «Borsea, l’area individuata per l’insediamento, è inserita ai margini di un sistema agricolo intensamente coltivato, caratterizzato da imprese, investimenti e produzioni riconosciute sui mercati – spiega Ballani -. Le aziende agricole del territorio hanno investito in impianti, magazzini, strutture di conservazione, catene del freddo, certificazioni e reti commerciali. La presenza dell’aglio bianco Polesano Dop, dell’Insalata di Lusia Igp, unica lattuga italiana a indicazione geografica protetta, e della nocicoltura polesana, una delle esperienze più strutturate a livello nazionale, dimostra che il rapporto tra produzioni e territorio non è un elemento simbolico. È un fattore economico concreto, dal quale dipendono la riconoscibilità dei prodotti, il loro valore commerciale e la possibilità di mantenerne gli sbocchi di mercato”.
Non trascurabili, inoltre, i rischi legati al sistema dei canali e degli scoli gestito dal Consorzio di bonifica. «La medesima rete che raccoglie le acque meteoriche dei piazzali e delle superfici impermeabilizzate è, poche centinaia di metri più a valle, la rete da cui le aziende agricole derivano per l'irrigazione – rimarca Ballani -. Questa circostanza rende il rischio non teorico. Un evento accidentale di sversamento, o la gestione di un'emergenza che comporti l'immissione nel reticolo di acque non controllate, non produce soltanto un effetto locale e reversibile: interrompe la disponibilità irrigua nel momento in cui essa è indispensabile e può determinare il fermo di raccolte e conferimenti. Il territorio ha avuto modo, anche in tempi molto recenti e a non grande distanza, di sperimentare quanto rapidamente un evento circoscritto in un'area possa tradursi in limitazioni diffuse all'uso delle acque e degli spazi aperti».
Il progetto, in sostanza, va esaminato considerando l’intero contesto agricolo e produttivo nel quale l’intervento si inserisce, non solo in termini di impatti ma anche per immagine il futuro industriale della Provincia.
«Qui potrebbero essere attratti investimenti nella trasformazione agroalimentare, nella logistica del fresco, nella meccanica e nei servizi per l’agricoltura, nella ricerca varietale e sementiera e nella valorizzazione dei sottoprodotti agricoli – conclude il presidente provinciale di Confagricoltura -. L’agricoltura polesana non è un’attività residuale da proteggere a margine delle nuove iniziative. È una componente strutturale dell’economia provinciale e una delle principali basi sulle quali costruire lo sviluppo futuro del territorio».
