17/01/2026

Dopo una fase di stasi, mostra segnali di ripresa il mercato fondiario della provincia di Rovigo, con un lieve incremento delle quotazioni per i terreni più appetibili, ossia quelli dotati di servizi e ben posizionati dal punto di vista logistico. A dirlo è l’Indagine sul mercato fondiario in Italia, appena pubblicata dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura), relativamente all’andamento del 2024 dei valori fondiari relativi alle compravendite e agli affitti.

Tra i dati più rilevanti, il vivace fermento che si  sta verificando attorno al comparto agrivoltaico, con un aumento dei preliminari di vendita e dei contratti per la concessione del diritto di superficie a favore di società operanti nel settore delle energie rinnovabili. Una pressione che si inserisce in un contesto di calo di redditività del comparto cerealicolo, che sta mettendo in difficoltà le aziende medio-piccole e spingendo molte di esse a considerare la dismissione dei propri fondi. Al contrario, le aziende agricole più strutturate si dimostrano attive e pronte ad approfittare della maggiore disponibilità di terreni.

 Il valore medio dei terreni a seminativi oscilla da valori minimi che si aggirano dai 20.000 euro a ettaro, quotazioni riguardanti piccoli appezzamenti, talvolta non irrigui, nell’area orientale dei Comuni di Porto Viro e Porto Tolle, a valori superiori a 37.000 euro a ettaro rilevati nell’area centro-occidentale della provincia. Quotazioni fino a 50.000 euro a ettaro si possono manifestare in compravendite di ampie superfici, dotate delle condizioni ottimale per il raggiungimento di elevate rese a costi contenuti. Le orticole raggiungono prezzi più interessanti, mediamente tra 40.000 e 50.000 euro a ettaro, in funzione della dimensione dell’appezzamento; più debole il mercato dei terreni con impianti frutticoli, alla luce delle difficoltà vissute dal settore.

 Per quanto riguarda gli affitti, il numero è aumentato rispetto all’anno precedente, segnalando un’evoluzione sostenuta tanto dal lato della domanda, quanto da quello dell’offerta. A determinare questa espansione è stato, da un lato, il progressivo abbandono dell’attività da parte di aziende condotte da agricoltori anziani, spesso privi di ricambio generazionale; dall’altro l’ingresso attivo di imprenditori agricoli giovani o già strutturati, interessati ad ampliare le proprie superfici tramite affitto.  I canoni dei nuovi contratti per i seminativi con titoli oscillano tra i 600 e i 750 euro ad ettaro ma, più frequentemente rispetto agli anni precedenti, possono arrivare anche a lambire gli 800/850 euro a ettaro in presenza di superfici di elevate dimensioni (70-80 ettari) e/o peculiari situazioni che vedono la domanda disponibile ad accettare canoni al di sopra dei valori medi. Valori ancora superiori si registrano per i seminativi dediti alla produzione di biomasse ad uso energetico con canoni che possono oscillare da 1.000 a 1.500 euro a ettaro. Per le orticole invece si registrano canoni che oscillano intorno ai 1.000 euro a ettaro, con punte vicine ai 1.200 euro a ettaro.

  “La situazione evidenziata dall’indagine è consequenziale a fatto che il numero delle aziende agricole che operano nella nostra provincia si è ridotto in dieci anni da 5.391 a 4.307, pari a circa il 20 %, portando ad una maggiore effervescenza fondiaria rispetto al passato, con un’aggregazione produttiva del fattore terra – commenta Massimo Chiarelli, direttore di Confagricoltura Rovigo -. Ai terreni agricoli sono interessati agricoltori strutturati, spesso giovani, e aziende orientate alla produzione di energia solare, per quanto riguarda la compravendita, o da biogas con utilizzo di biomasse per l’affitto. La competizione nella fase contrattuale porta soprattutto all’aumento dei canoni di locazione. È da considerare, in modo specifico nei seminativi, come questa tendenza, accentuata negli ultimi anni, non sia economicamente giustificata data la concomitante riduzione del prezzo di vendita dei seminativi, contestuale ad una riduzione dei premi unici della Pac e all’aumento dei costi di produzione. Trova, però, giustificazione nell’efficientamento economico delle nuove macchine e attrezzature agricole, acquistate spesso con contributi erogati dallo Stato o dall’Unione europea per rinnovare il parco macchine esistente. A fronte di queste valutazioni, sarebbero da considerare equilibrati, per la provincia di Rovigo e per le aziende produttrici di commodities come frumento, mais e soia, canoni di affitto intorno ai 500 euro per ettaro all’anno”.

 Il direttore conferma l’interesse crescente per gli impianti agrivoltaici: “Sono presenti preliminari e transazioni riguardanti superfici legate alla produzione di energia solare, soprattutto in aree non agricole – sottolinea -. Continua, inoltre, il processo aggregativo di aziende più strutturate che, annualmente, portano all’allargamento della maglia poderale unitaria”.