08/05/2026
Dopo anni di gestione dell’emergenza legata all'Influenza Aviaria (HPAI), l’Italia ha deciso di testare una nuova strategia preventiva. Con apposito dispositivo dirigenziale, il Direttore Generale della Sanità Animale Giovanni Filippini ha dato ufficialmente avvio, il 5 maggio 2026, al progetto pilota di vaccinazione per l’Influenza aviaria ad alta patogenicità (sottotipo H5), che coinvolge alcuni stabilimenti situati in aree a rischio tra le province di Verona e Mantova. Non si tratta ancora di una campagna a tappeto, ma di uno "stress test" condotto su un numero ristretto di allevamenti di tacchini da carne e galline ovaiole per valutare se il sistema sia pronto per una futura applicazione su larga scala.
Il protocollo scelto non punta solo a proteggere gli animali, ma anche a mantenere trasparente il monitoraggio sanitario. Viene utilizzata la cosiddetta tecnologia DIVA, che permette ai laboratori, attraverso test specifici, di distinguere chiaramente se un animale è protetto dal vaccino o se è entrato in contatto con il virus di campo. Il ciclo prevede una prima dose in incubatoio e un richiamo successivo direttamente in allevamento, così da garantire una copertura immunitaria solida prima dell'arrivo della stagione autunnale, storicamente la più rischiosa.
Trattandosi di una fase sperimentale, il Ministero ha imposto paletti molto stretti sulla circolazione degli animali e dei prodotti. Tutto ciò che deriva dagli stabilimenti coinvolti — che si tratti di carne o di uova — può essere venduto esclusivamente sul mercato italiano. È quindi vietata l'esportazione verso l'estero o verso altri Paesi UE. Per evitare errori, ogni passaggio è monitorato digitalmente: dalla ricetta elettronica (REV) per l'acquisto dei vaccini, fino ai documenti di trasporto che tracciano ogni singolo animale vaccinato nel sistema della Banca Dati Nazionale.
La gestione pratica è nelle mani delle filiere e degli operatori, che si occupano dell'acquisto e della somministrazione dei vaccini tramite squadre specializzate e appositamente formate. Tuttavia, il controllo resta pubblico: i veterinari delle ASL e il Centro di Referenza Nazionale delle Venezie (IZSVe) effettuano ispezioni mensili, visite cliniche e prelievi costanti per monitorare la salute dei volatili. Agli allevatori è richiesto un impegno supplementare nella "sorveglianza passiva", ovvero nel segnalare immediatamente qualsiasi calo di produzione o aumento della mortalità che possa far sospettare la presenza del virus.
