05/07/2020

Il 30 giugno tra i rappresentanti del Parlamento europeo e del Consiglio Ue è stato raggiunto l'accordo politico per far slittare al 2023 l'avvio della riforma della PAC.

Nella storia della Pac è la prima volta che si decide di prorogare di due anni le regole che, in questo momento, prevedono l’erogazione dei circa 60 miliardi annui di aiuti agli agricoltori europei, di cui circa 5 all’Italia.

L’accordo, che di fatto sancisce il fallimento della proposta di riforma formulata dalla precedente Commissione UE, dovrà essere ratificato dall’Europarlamento e dal Consiglio.

Lo slittamento di due anni permetterà di completare diversi programmi di sostegno a vari settori strategici per l’Italia, come l’apicoltura, l’olio d’oliva e la viticoltura. Inoltre c'è il tempo per dare forma alla futura politica agricola che deve sostenere le imprese produttive sia pur con attenzione alla sostenibilità ambientale. Ma è anzitutto alle decisioni sul bilancio che dobbiamo guardare. Nonostante la revisione al rialzo delle proposte della Commissione in vista del Consiglio europeo di luglio, con un finanziamento totale di 348,3 miliardi per il periodo 2021-27 (più 15 miliardi dal programma “Next Generation Eu”), le risorse per la Pac saranno inferiori di 35 miliardi rispetto al 2014-20, a conferma del lungo declino che ha portato il peso della politica agricola sul bilancio Ue dagli oltre due terzi degli esordi al 40% attuale, per scendere sotto il 30% dal prossimo anno.

Secondo il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, l'accordo per lo slittamento della Pac rappresenta “un’intesa positiva perché assicura un quadro di riferimento stabile per le scelte d’impresa.  Mai come in questo momento, gli agricoltori hanno bisogno di chiarezza. Avremo inoltre il tempo per discutere la proposta di riforma presentata dalla Commissione nel giugno 2018 rispetto alle prospettive nuove determinate dall’emergenza Coronavirus, a partire dalla salvaguardia della sovranità alimentare dell’Unione”.