14/03/2021

Entro il prossimo 16 marzo deve essere effettuato il versamento del debito che scaturisce dalla dichiarazione annuale IVA, in unica soluzione o in forma rateale (con l’aggiunta dell’interesse dello 0,33% mensile) fino a 9 rate mensili, quindi al massimo entro il mese di novembre.

Il codice tributo da esporre nel modello F24 è il 6099, con anno di riferimento 2020. Si ricorda che se viene utilizzato un credito in compensazione (ad esempio: il credito per investimenti 4.0) per il versamento è necessario avvalersi dei servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o delega ad un intermediario abilitato).

Nel caso in cui dalla dichiarazione annuale IVA risulti invece un credito, questo può essere:

  1. utilizzato in compensazione nel mod. F24 per il pagamento di tributi o contributi.
  2. richiesto a rimborso, in presenza di specifici requisiti.

Le due alternative possono coesistere: il credito può infatti essere destinato in parte alla compensazione ed in parte richiesto a rimborso.

Come in precedenza, la compensazione per importi superiori a € 5.000 annui richiede il rilascio del visto di conformità da parte di un soggetto abilitato (CAF imprese ecc.).

Per il rimborso dell’IVA non è sufficiente aver maturato il credito, ma è necessario possedere anche almeno uno dei requisiti di cui all’art. 30 del DPR n. 633 del 26/10/1972, e cioè:

  1. aliquota media sulle vendite inferiore a quella sugli acquisti
  2. acquisti di beni ammortizzabili
  3. prevalenza di operazioni non territoriali (per chi abitualmente e prevalentemente esporta all’estero)
  4. cessazione dell’attività
  5. minor credito del triennio (per tre anni consecutivi è stato maturato un credito IVA, può essere richiesto a rimborso il minore dei 3).

Il rimborso per un importo fino a € 30.000 è erogato senza prestazione di alcuna garanzia; oltre questa cifra, è necessaria un’apposita garanzia o il visto di conformità.

N.b.: per chi richiede il rimborso: è necessario fare particolare attenzione alla casella di posta certificata. Per erogare il rimborso, l’Agenzia delle Entrate invia tramite PEC la richiesta di alcuni documenti. Se la casella non viene letta periodicamente, si rischia di lasciar passare il termine per rispondere all’Agenzia delle Entrate, con la conseguenza che la pratica di rimborso viene archiviata.