08/05/2026

C’è allarme nel settore dei fertilizzanti per le tensioni nello stretto di Hormuz dal quale passa circa un terzo della produzione mondiale di concimi. Le difficoltà di transito stanno causando pesanti aumenti dei prezzi. L’urea ha segnato un incremento del prezzo dell’80% con pesanti ripercussioni sulle semine primaverili. Di fronte a questa situazione molte aziende agricole hanno ridotto la superficie programma a mais per destinarla a soia. Rilevanti sono i costi per tutti i cereali: mais, grano tenero e duro e riso.

Nonostante la crisi globale in atto, che ha riportato al centro dell’attenzione i fertilizzanti come strumento indispensabile per la sicurezza alimentare, rimane in vigore in Italia la messa al bando dell’urea nelle quattro regioni del bacino padano a partire dal 1° gennaio 2028. L’impatto del divieto potrebbe essere attutito da un emendamento al Ddl Coltiva Italia, in discussione alla Camera, che dovrebbe consentire l’impiego di prodotti innovativi a base di urea.

Di fronte a questa situazione Assofertilizzanti, l’Associazione di Federchimica che rappresenta i fabbricanti di fertilizzanti nazionali, ha commissionato a Nomisma lo studio “Valutazione di impatto della fertilizzazione azotata e dell’urea nell’agricoltura italiana”, i cui risultati finali sono stati presentati nei giorni scorsi nel corso di un evento al quale hanno partecipato stakeholder istituzionali e organizzazioni agricole.

I dati hanno confermato, innanzitutto, i rilevanti rischi produttivi ed economici derivanti dall’assenza dell’urea, in particolare per colture strategiche come mais, frumento e riso, evidenziando come uno scenario privo di questo mezzo tecnico comporterebbe non solo un calo delle rese, ma anche riduzioni significative della qualità delle produzioni, tali da determinare una contrazione complessiva del valore del comparto cerealicolo fino al 45%. Alla luce di questo scenario, la seconda parte dell’analisi si concentra sulle soluzioni concrete in grado di mitigare l’impatto ambientale della fertilizzazione azotata, salvaguardando al tempo stesso rese, qualità delle produzioni e sostenibilità complessiva dei sistemi agricoli.

Sebbene l’applicazione dell’urea incida sulle emissioni di gas serra in misura estremamente contenuta – pari appena allo 0,1% delle emissioni totali italiane e all’1,3% di quelle agricole – lo studio evidenzia come l’adozione diffusa delle buone pratiche agronomiche, a partire ad esempio dall’interramento dell’urea, consenta di ridurre ulteriormente le emissioni, contribuendo alla diminuzione della CO₂ e delle perdite di azoto in atmosfera.

Accanto alle pratiche agronomiche, Assofertilizzanti ha voluto porre l’attenzione sui prodotti innovativi sviluppati in questi anni dall’industria. Soluzioni come urea inibita e urea ricoperta, frutto di percorsi di ricerca consolidati, consentono di contenere le emissioni e migliorare l’efficienza nutrizionale, offrendo agli agricoltori strumenti avanzati per rispondere in modo concreto alle sfide ambientali. Secondo l’associazione, utilizzando tali prodotti, i costi di gestione delle colture cerealicole potrebbero andare incontro ad aumenti contenuti, intorno al +7%.

Lo studio di Nomisma sottolinea, inoltre, come l’Italia si caratterizzi già per un uso dell’azoto inferiore alla media dei principali Paesi europei, a conferma di un percorso di razionalizzazione dei mezzi tecnici avviato da tempo. In questo quadro, politiche che valorizzino l’innovazione e la corretta gestione agronomica possono rappresentare un’alternativa più efficace rispetto a restrizioni generalizzate.