31/07/2026
Lo scorso 22 luglio presso il Ministero dell’Agricoltura si è riunito il c.d. “tavolo di filiera mais” alla presenza del Sen. La Pietra, del Capo Dipartimento Blasi e del direttore di Ismea Marchi, per un confronto sulla situazione del settore maidicolo italiano e sulle prospettive per il suo rilancio. Nel corso dell’incontro è stata evidenziata la crescente difficoltà della produzione maidicola nazionale, determinata dalla combinazione di una ridotta redditività, dall’aumento dei costi di produzione e dagli effetti sempre più rilevanti dei cambiamenti climatici. Il mais rappresenta una coltura strategica per l’agricoltura e per l’intero sistema agroalimentare italiano, con particolare riguardo per il settore zootecnico. La progressiva riduzione della produzione nazionale ha tuttavia aumentato la dipendenza dalle importazioni. Confagricoltura ha evidenziato come gli attuali prezzi di mercato non siano sufficienti a garantire un’adeguata redditività; i costi di produzione sono aumentati significativamente, in particolare quelli relativi a fertilizzanti, gasolio e irrigazione e a ciò si aggiunge la crescente frequenza di siccità ed eventi climatici estremi, che aumentano il rischio produttivo. Il mais è inoltre una coltura caratterizzata da una particolare intensità di capitale e richiede importanti anticipazioni finanziarie. L’agricoltore è quindi esposto a un rischio economico maggiore rispetto ad altre colture estensive. Per questo motivo, la redditività della coltura deve essere sufficiente a compensare tale maggiore esposizione e a rendere nuovamente conveniente la scelta di coltivare mais. In questo quadro, Confagricoltura ritiene necessario rafforzare gli strumenti di sostegno alla produzione, valutando anche un potenziamento del sostegno accoppiato e l’introduzione di strumenti finanziari adeguati alle caratteristiche della coltura. L’obiettivo è garantire alle imprese una maggiore stabilità economica e compensare i costi e i rischi connessi alla produzione maidicola. Un secondo elemento centrale della proposta di Confagricoltura riguarda il rafforzamento dei contratti di filiera. È necessario promuovere rapporti più stabili e strutturati tra agricoltori, industria e utilizzatori, garantendo agli imprenditori agricoli una maggiore certezza di sbocco per le proprie produzioni e una migliore valorizzazione del prodotto. I contratti di filiera dovrebbero essere resi maggiormente accessibili alle aziende agricole, evitando che limiti dimensionali in de minimis (50 ettari) e l’obbligo di superficie incrementali possano escludere una parte significativa dei produttori. Per affrontare problematiche derivanti dagli effetti del cambiamento climatico, Confagricoltura considera prioritari gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione, con particolare attenzione alle Tecnologie di Evoluzione Assistita. Le TEA possono contribuire allo sviluppo di varietà più resistenti agli stress climatici, più efficienti nell’utilizzo delle risorse e maggiormente in grado di rispondere alle esigenze delle filiere. È tuttavia necessario accelerare il trasferimento dei risultati della ricerca alle aziende agricole. I tempi che separano la sperimentazione dall’effettiva disponibilità delle innovazioni risultano infatti troppo lunghi rispetto alla rapidità con cui stanno cambiando le condizioni produttive e climatiche. Occorre quindi rafforzare la ricerca sul mais e favorire una maggiore rapidità nei processi di sperimentazione e applicazione. Particolare attenzione deve essere dedicata anche alla gestione della risorsa idrica. La siccità e la crescente difficoltà di accesso all’acqua rappresentano una delle principali minacce per la produzione maidicola, mentre l’aumento dei costi dell’irrigazione incide ulteriormente sulla redditività delle imprese. Sono pertanto necessari investimenti nelle infrastrutture irrigue, una gestione più efficiente della risorsa e strumenti capaci di sostenere le aziende nei crescenti costi connessi all’irrigazione. Confagricoltura ritiene indispensabile costruire un piano strategico di medio e lungo periodo per il rilancio del mais italiano, intervenendo contemporaneamente sulle esigenze immediate delle imprese e sulle criticità strutturali del settore. Il percorso dovrà quindi basarsi su tre direttrici fondamentali: un sostegno economico adeguato alla produzione, il rafforzamento e la valorizzazione delle filiere e maggiori investimenti in ricerca, innovazione e gestione dell’acqua.
